La scoperta della maternità è uno di quei momenti che segnano una vita intera e che impegnano la futura madre in una prova complessa che definisce il coraggio e la forza della donna che si avvia a vivere questo periodo pieno di emozioni e momenti indimenticabili.

Tra i momenti più indimenticabili di questa fantastica avventura che porterà alla nascita di una nuova vita c’è sicuramente quello relativo al controllo dello stato di salute del feto attraverso l’ecografia.

Un intervento da eseguire per valutare molti dei parametri vitali tra i più importanti dell’intero processo vitale del feto, per capire lo stato generale dello stesso ma, soprattutto, per arrivare ad identificare la possibilità della presenza di problematiche che possono essere poi pericolose per la vita del bambino o rappresentare un problema nella crescita e nello sviluppo dello stesso. Queste considerazioni hanno portato allo sviluppo ed al progresso continuato delle strumentazioni utilizzate per valutare questi parametri.

L’invenzione dell’ecografia, ad esempio, ha permesso di monitorare le caratteristiche principali del feto, la sua conformazione ed il suo sviluppo, ma anche di valutare, nei momenti iniziali della gravidanza, la conformazione della sede di gravidanza e l’aspetto iniziale del feto.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente medico, riguardo la salute del feto, tuttavia, l’ecografia classica poteva presentare qualche limite, per questo si è scelto di integrare la tecnica ecografica applicando altri particolari accorgimenti. È nato così il Test combinato composto dal Bi-Test e la Translucenza nucale.

La translucenza nucale per monitorare il feto

Si parla di test combinato quando si fa riferimento a quel test di screening che viene utilizzato per controllare lo stato di salute del feto e la presenza di possibili sviluppi patologici a livello cromosomico. Tra questi sviluppi patologici viene spesso valutata la possibilità della presenza di condizioni legate a forme di ritardo mentale oppure condizioni che possono essere ricondotte allo sviluppo di Sindrome di Down. 

Il Bi-test può contare su una sorta di ecografia “integrata”. L’utilizzo dell’ecografia, effettuata sotto il monitoraggio di un ginecologo, è accompagnato da un prelievo ematico per valutare due differenti parametri biologici:

  • la beta-gonadotropina corionica
  • la proteina plasmatica-A

Assieme a questo prelievo risulta fondamentale l’ecografia che consente di valutare un fattore di importanza vitale, che viene definito come il parametro di “translucenza nucale”.

Questo parametro coinvolge, appunto, la nuca ed è utile per valutare lo spessore sottocutaneo del feto e vedere se si presentano problemi legati a patologie cromosomiche. Solitamente, questo si verifica se viene riscontrata un ispessimento della zona studiata tramite ecografia.

L’efficacia del Bi Test, in questo senso, è assolutamente legata alla patologia che si intende studiare.

Per quanto riguarda le patologie di carattere cromosomico, appunto, il Bi Test può essere un sistema fondamentale per dare una risposta certa alla madre sullo stato di salute del nascituro.

Si tratta di un test che viene solitamente eseguito a partire dal superamento della 10a settimana di gravidanza e che ha un’attendibilità molto elevata, che si aggira intorno al 95%.

Questa elevata percentuale è da attribuire al numero di volte che questo viene effettuato, che possono garantire, attraverso misurazione mediana, di risposte certe riguardo la possibile presenza di patologie cromosomiche.

luca airò
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